Peste di Milano del 1630. Il contesto storico-sociale dell’evento che cambiò per sempre la città
Peste di Milano del 1630. Il contesto storico-sociale dell’evento che cambiò per sempre la città

Peste di Milano del 1630. Il contesto storico-sociale dell’evento che cambiò per sempre la città

Lapide del 1600 circa che ricorda i morti della grande peste a Modena (Public Domain).
Lapide del 1600 circa che ricorda i morti della grande peste a Modena (Public Domain)

La peste colpì Milano nel 1630 e lo fece con tutta la sua furia. Fu un evento devastante che cambiò radicalmente la città, sia nel suo tessuto sociale, sia per quanto riguarderà la sua storia nei secoli successivi. La peste fu un morbo letale che decimò la popolazione europea e la peste di Milano del 1630 non fu diversa dalle altre: come poté accadere? Quali furono i fattori scatenanti? Come si modificò Milano? In questo articolo si cercherà di fare chiarezza a riguardo.

Peste di Milano: il periodo antecedente

La Lombardia e l’intera Italia settentrionale soffrivano di una forte carestia. Dal 1628, anche a causa del sovrappopolamento della regione, ci furono forti carenze di grano e di cibo in generale. Come in tutte le pestilenze, anche nella peste del 1630 la carestia giocò un ruolo chiave. Con le carestie le condizioni igienico-sanitarie peggiorano sempre di più, consentendo alla pestilenza di trovare terreno fertile per espandersi. Fu così anche per Milano, che si trovò ad affrontare un nemico forte come pochi altri.

Al problema della carestia si aggiunse la “piccola era glaciale”, ovvero un periodo climatico compreso tra la metà del XIV secolo ed il XIX secolo che vide un sensibile abbassamento delle temperature medie. Come se non bastasse, a questi già pesanti problemi si andò a sommare anche la grave crisi del comparto tessile di Milano.

Il terzo importante fattore che permise alla pestilenza di trovare terreno fertile per diffondersi fu la situazione geopolitica dell’Italia: la Guerra dei Trent’anni e la morte di Vincenzo II Gonzaga, con conseguente guerra per la successione di Mantova e del Monferrato. Questa situazione permise alle truppe tedesche e francesi, stanziate in Pianura Padana, di saccheggiare le terre del nord Italia, rubando cibarie ed approvvigionamenti alla popolazione, portando con sé – come attestato dalle fonti- anche la pestilenza. I primi casi, infatti, si registrarono in Piemonte, a causa della presenza di soldati infetti vicino a Susa. Il passo successivo della “marcia della pestilenza” fu l’arrivo dei Lanzichenecchi a Mantova. Per arrivare nella suddetta città, i Lanzichenecchi, radunatisi a Lindau, in Baviera, passarono da Milano. Ed è a Milano che la peste si diffuse rapidamente.

Peste di Milano: origine e diffusione del morbo

Grazie ad Alessandro Tadino, medico milanese e testimone oculare del diffondersi della peste a Milano, conosciamo alcune importanti informazioni sul morbo. L’epicentro della pestilenza fu Lindau, città della Baviera nella quale si radunarono i Lanzichenecchi diretti a Mantova. Nel giro di pochi mesi, il morbo si diffuse in tutte le Alpi e nelle città della Germania e della Confederazione Elvetica. Dopodiché, la peste si diffuse anche a Susa, dove erano stanziate le truppe francesi.

Una volta giunta nella Confederazione Elvetica, la pestilenza si diffuse senza più alcun controllo. Uno dei più importanti “centri” della peste in quell’area fu il villaggio di Bondo, in Val Bregaglia. Nel mese di giugno la pestilenza decimò il villaggio. Tramite un sapiente utilizzo di chiusure dei cancelli con esclusione di qualsivoglia contatto con l’esterno (oggi lo chiameremmo “lockdown”), la città di Lucerna riuscì ad evitare il diffondersi della pestilenza. Ma si trattò di un caso isolato.

A Milano la pestilenza si diffuse rapidamente, macinando vittime su vittime in breve tempo. Essendo l’Italia settentrionale un punto strategico per tutte le forze belliche in campo, divenne, in breve tempo, l’epicentro della pestilenza italiana. Alla già complicata situazione geopolitica europea, si andò ad aggiungere la guerra per la successione di Mantova e del Monferrato in seguito alla morte del duca di Mantova Vincenzo II Gonzaga nel dicembre del 1627. Il Monferrato era molto importante a livello strategico perché si collegava con Genova e Milano, alleate rispettivamente con gli Asburgo di Spagna e con Filippo IV di Spagna. In questa guerra di successione, dunque, si schierarono anche le potenze straniere della Guerra dei Trent’ Anni. È facile immaginare come questa situazione abbia favorito il rapido diffondersi della pestilenza.

Peste di Milano: le testimonianze più accreditate

Sulla pestilenza milanese abbiamo alcune testimonianze riportate dal canonico Giuseppe Ripamonti che, insieme al medico Tadino, è stato testimone oculare della peste. Nel 1640, Ripamonti stampò l’opera Iosephi Ripamonti canonic Scalensis Chronistae urbis Mediolani De Peste quae fuit anno 1630, mentre Tadino mandò in stampa nel 1648 la sua opera Raguaglio dell’origine et giornali successi della gran peste contagiosa, venefica e malefica seguita nella città di Milano. Nelle loro rispettive cronache, i due autori riportano diversi casi di peste e di persone specifiche che si infettarono. Le notizie più famose riguardo alla diffusione della peste furono l’arresto di alcuni frati francesi il 9 Febbraio del 1629 e la presenza di un tale che, secondo le cronache, “avrebbe portato qua in ampolla della peste”.

Questo tale si chiamava Girolamo Buonincontro, un frate di Ginevra accusato di apostasia (di rinnegare la propria fede). Questo frate fu definito uno dei tanti “untori”, così come capitò la notte del 17 Maggio 1630. Quella notte, Marco Antonio Monti, presidente del Tribunale di Sanità, fu avvertito della presenza sospetta di “unguenti” sui banchi del Duomo di Milano. Una volta conclusa la verifica sul posto, il responso fu inequivocabile: erano stati gli untori. Il giorno seguente, portarono le panche al di fuori della cattedrale per la pulitura, ma era ormai troppo tardi. Questi fatti vennero denunciati, ma fu ormai inutile.

Da quel giorno, fino al mese di Settembre, i casi di ungimenti si succedevano quotidianamente in diverse zone della città e la situazione si aggravò sempre di più fino al punto di non ritorno. La peste, ormai, regnava su Milano con paura e terrore.

Peste di Milano: il caso della “Colonna Infame”

In una situazione aggravatasi anche a causa delle credenze popolari, Milano si trovò ad affrontare un caso di “superstizione popolare” che avrebbe segnato la storia della città e della letteratura. Stiamo parlando del caso della Colonna infame. Un giorno, una donna denunciò Guglielmo Piazza, uomo milanese, accusandolo di essere un untore responsabile della diffusione della pestilenza tramite aspersione di unguenti (fornitigli dal barbiere Gian Giacomo Mora) sulle porte di alcune case milanesi. In un processo falsato fin dall’inizio, Mora e Piazza furono torturati.

Pur di porre fine alle loro sofferenze, i due confessarono la loro colpevolezza (inesistente, poiché erano innocenti). Oltre alla condanna a morte, i due subirono anche l’abbattimento della casa e della bottega, Al posto della bottega, venne eretta una colonna a memoria perpetua del trattamento riservato agli untori, denominata “Colonna Infame”. Oggi, in quel luogo, situato a pochi metri dalle Colonne di San Lorenzo a Milano, sorge un memoriale composto da una targa e da un pezzo della Colonna Infame. Di questo processo ne parla il Manzoni nella sua opera Storia della Colonna Infame.

Conclusione

La peste di Milano del 1630 segnò indelebilmente la storia della città e dell’Italia intera, influenzando anche la letteratura e la sua storia. Fortunatamente, la peste venne debellata. È tuttavia innegabile che molte cicatrici lasciate da questa vicenda si siano riaperte nel 2020, anno della pandemia di Covid-19. Milano fu massacrata dalla pandemia, e molti comportamenti e “superstizioni” si sono rivisti e riletti nel corso dell’anno. A ulteriore dimostrazione che, come diceva Tito Livio, “la storia è ciclica e si ripete”.

Bibliografia

  • Alessio, Alessandro, Preservatione dalla peste e historia della peste di Este, Padova, 1660.
  • Benaglio, Marc’Antonio, Relazione della carestia e della peste di Bergamo e suo territorio negli anni 1629 e 1630, pp. 409-485.
  • Fiochetto, Giovanni Francesco, Trattato della peste, et pestifero contagio di Torino, Torino, 1631.
  • Ghirardelli, Lorenzo, Il memorando contagio seguito in Bergamo l’anno 1630, Bergamo, 1681.
  • Ripamonti, Giuseppe, Iosephi Ripamontii canonici Scalensis chronistae vrbis Mediolani De peste quae fuit anno MDCXXX libri V desumpti ex annalibus vrbis quos LX decurionum autoritate scribebat, Milano, 1640, SBNIT\ICCU\PUVE\001325.
  • Ripamonti, Giuseppe, La peste di Milano del 1630, traduzione di Francesco Cusani, Milano, 1841, SBN IT\ICCU\LO1\0260918.
  • Romanin, Samuele, Relazione del podestà di Brescia, in Storia documentata di Venezia, vol. 7, pp. 303-305.
  • Tadino, Alessandro, Raguaglio dell’origine et giornali successi della gran peste contagiosa, venefica, & malefica seguita nella Città di Milano, & suo Ducato dall’anno 1629 sino all’anno 1632, Milano, 1648.

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Peste di Milano del 1630. Il contesto storico-sociale dell’evento che cambiò per sempre la città
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La Peste flagellò Milano nel 1630. Ma come si arrivò a questa situazione? In questo articolo si cercherà di dare una risposta.
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